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Anni di abbondanza e censura

L’autore del romanzo distopico vietato in Cina critica l’attuale consumismo del paese

Intervista allo scrittore cinese Chan Koonchung

La Cina è diventata la più grande potenza mondiale e, oggi, detta le regole del gioco a livello planetario. Ha comprato perfino un simbolo del capitalismo come la rete Starbucks. Soddisfatto per la prosperità economica, il popolo non si ricorda più che un mese del 2008 è stato cancellato dalla storia. Questo lo scenario futurista pensato da Chan Koonchung nel suo “Os anos de fartura – China 2013” (L&PM) (“Gli anni dell’abbondanza – Cina 2013”, non ancora tradotto in Italia). L’autore segue l’onda del successo dei romanzi distopici e scrive un’allegoria dell’attuale società cinese. “Lo stato usa il consumo come una forma di censura”, sostiene lo scrittore, il cui libro è stato vietato a Pechino, dove vive. “Ho rinunciato all’immenso potenziale del mercato cinese per poter scrivere liberamente”, spiega.

Intervistatore: Nel libro lei rappresenta una Cina del futuro nella quale le persone vivono anestetizzate dalla prosperità. Ciò sta già succedendo? Quali sono gli aspetti del libro che lei osserva oggi nel paese?

Chan Koonchung: Alcuni dei cinesi più vecchi sono realmente soddisfatti di vivere in un’era dell’abbondanza. Molti sono incantati dal tipo di felicità offerta dal consumo, e nessuno desidera tornare ai vecchi tempi di scarsezza. Ma dubito che la sazietà prodotta dal consumo lascerà tutti soddisfatti – per esempio alcuni saranno infelici perché non avranno i soldi per consumare, mentre altri urleranno per ottenere libertà politiche. Per ora, osservo una tendenza generale ad accettare la sostituzione della libertà politica in cambio della prosperità economica.

Esiste qualche relazione tra la sua storia e quella di Lao Chen, il protagonista del suo romanzo?

Entrambi siamo scrittori cinesi che sono rimasti molto tempo lontano dal loro paese, e che tornano a vivere a Pechino. Sicuramente abbiamo alcune cose in comune e, per me, è stato più comodo usare un espatriato come protagonista. E tuttavia, la carriera di Lao Chen e le sue esperienze sono completamente diverse dalle mie.

Che cosa l’ha più motivata a scrivere questo libro?

Nel 2008 mi accorsi della grande differenza tra la percezione del paese condivisa da molti intellettuali cinesi e la realtà che io vedevo in giro, scendendo in strada. Nel contempo osservai che non c’erano molti racconti o romanzi che avessero catturato con successo questo nuovo aspetto del paese. Così ho deciso di provarci.

Le riforme del governo Deng Xiaoping hanno dato l’avvio a un processo di liberalizzazione economica che non fu accompagnato da un’apertura politica. Come tutto ciò ha influito sulla società cinese di oggi?

La Cina cresce in maniera straordinaria grazie al modello di capitalismo statale iniziato da Deng Xiaoping. Ciononostante, senza una riforma politica, il partito comunista continua a essere infestato dai funzionari corrotti e dai loro amici. Ciò non significa che questi cadranno; significa soltanto che non vi sarà giustizia e neppure un campo aperto per la contesa politica.

Nel libro il controllo dello stato sulla vita dei cittadini è molto forte. Qual è attualmente il limite delle libertà individuali nel paese?

Il controllo della libertà di espressione e la persecuzione dei dissidenti continueranno e sicuramente peggioreranno nella misura in cui la Cina diventerà più ricca. Per adesso il paese può concedersi il lusso di resistere alle critiche della comunità internazionale sulla violazione dei diritti umani. C’è un personaggio nel libro che sostiene che la Cina gode del 90% di libertà, che cosa può desiderare ancora? È un paese molto più libero oggi che vent’anni fa, con l’eccezione della libertà politica.

Lei fa, nel romanzo, una comparazione tra consumo e alienazione. In che maniera funziona questa dipendenza? Lei crede che i cittadini siano abbagliati dalla prosperità del paese?

Le persone sapevano di essere state private dell’informazione, sapevano inoltre che l’accesso a questa era controllato: questo avvenne nei primi quarant’anni di governo del partito comunista. Oggi il governo incentiva l’intrattenimento e il consumo. Se lei entrasse nel sito cinese di Amazon, troverebbe miliardi di titoli. Ci sono libri per tutti i gusti. Perché allora spendere la propria energia per procurarsi ciò che è stato proibito? lo stato usa il consumo come una forma di censura. L’offerta è enorme, ma controllata in modo da incentivare la memoria selettiva e l’ignoranza politica.

Lei analizza altresì la relazione tra memoria e oblio in Cina. Nel romanzo, un mese è cancellato dalla Storia e nessuno si domanda che cosa sia realmente successo. Nel paese molti avvenimenti storici sono stati sottoposti a revisione dal governo. Ciò accade ancora?

Nello sforzo di modificare la sua immagine agli occhi del popolo, il Partito Comunista cinese promuove una confusione tra ciò che le persone ricordano del passato e la maniera con cui è presentato oggi, nelle sue versioni censurate. Il partito è convinto che manipolare la sua immagine lo aiuti a mantenersi stabile al potere. Inoltre, per far ciò, esso sfrutta altri strumenti, come la sua struttura ramificata e la violenza.

Lei abita a Pechino ma il suo libro può essere pubblicato solo a Hong Kong e Taiwan. Come sono le sue giornate?

È dal 2000 che abito a Pechino. Quando scrissi il romanzo sapevo che non sarebbe stato pubblicato nella Cina continentale, nonostante desiderassi che fosse letto da alcuni miei amici intellettuali. Consapevolmente rinunciai all’immenso potenziale del mercato cinese per godere della libertà letteraria. Dopo essere stato pubblicato a Hong Kong e a Taiwan, ho dovuto portare con me, nella valigia, alcune copie del mio libro per darlo ai miei amici di Pechino. Successe che qualcuno mise in rete il testo integrale, dribblando la censura cinese. In questo modo il romanzo si è diffuso nel paese, attraverso tutta una serie di downloads gratuiti. Nessun rappresentate dell’autorità è venuto a bussare alla mia porta. Vivo la vita discreta dello scrittore.

_Il libro può essere classificato come un romanzo distopico. Questo filone ha raggiunto un grande successo. Secondo lei perché? _

Dal momento in cui collocai la storia nel 2013, ossia in un futuro non tanto distante, il romanzo venne classificato dai critici come distopico e venne paragonato tanto a “1984” di Orwell, quanto a “Mondo nuovo” di Aldous Huxley. Romanzi che lessi entrambi nei miei anni di scuola e che ho riletto l’anno scorso. Accorgendomi di esservi più legato di quanto non immaginassi, sennonché il mio romanzo è sulla Cina attuale, non è una distopia così distante nel tempo.

Posted on mercoledì, febbraio 15, 2012 at 06:31PM by Registered Commenterfr in | CommentsPost a Comment

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