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Filosofeggiando sulle guerre

di Salvatore Pettineo

Prendendo spunto da una frase di George Orwell che renderò esplicita solo alla fine dell’articolo, ho pensato di scrivere del rapporto tra certi filosofi e la guerra. Rassicuro chi già si fosse preoccupato che questo, ma una semplice riflessione scaturita approfondendo le tematiche della guerra e mettendoci dentro qualche reminiscenza liceale.

Iniziamo…

Il desiderio di un mondo di pace in cui ogni guerra è bandita risale all’inizio della civiltà occidentale. Eppure, nonostante il sogno pacifista stia alla base della costruzione dell’Occidente, sappiamo bene che i fatti sono sempre andati contro le intenzioni; da ultimo i terribili avvenimenti di Gaza.

Secondo i dati di Peacereporter, oggi nel mondo ci sono ben 26 conflitti in corso, molti dei quali dimenticati. Sono costati la vita (finora) a più di cinque milioni e mezzo di persone. Se poi si aggiungono le guerre conclusesi solo negli ultimi cinque anni, il bilancio delle vittime sale a sette milioni e settecentomila morti.

Tutti sappiamo che la guerra porta a tragiche conseguenze e che sarebbe meglio non farla, ma probabilmente non c’è stato giorno in cui nel Mondo la pace sia stata la regina incontrastata.

Ma se tutti noi sappiamo che la guerra è il male assoluto, che stravolge l’ordine mondiale, che fa morire tanta gente inutilmente, perché continuare a mettere in atto azioni piene di così tanta irrazionalità?

La risposta ci giunge dalla filosofia. Secondo autorevoli filoni di pensiero, infatti, la guerra ha una sua ragione d’essere e non è affatto irrazionale, anzi fa parte della natura umana ed è quindi inevitabile.

Pensiamo a quei filosofi secondo i quali la guerra è naturale e necessaria. Mi riferisco, ad esempio, ad Eraclito e Platone (QUI), a Hobbes (è celebre la sua frase “Bellum omnium contra omnes”), a Kant (che pur essendo ritenuto un pacifista ante litteram, nel saggio “Per la pace perpetua” arriva ad affermare che la guerra non è un principio etico, ma soltanto giuridico - QUI) oppure a Hegel che indica la guerra come qualcosa di inevitabile.

Ci sono anche filosofi che, pur essendo contro la guerra, in un certo senso la giustificano o la riconoscono come qualcosa di ineliminabile. Pensiamo, ad esempio, a filosofi come Aristotele (che nell’ “Etica nicomachea” afferma che la guerra serve per ottenere la pace essendo questa una sorta di adeguamento alla Verità), a Sant’Agostino (“La guerra è un malum ma non è affatto da porsi tra i mali peggiori” - QUI) oppure a Locke (secondo cui la pace fra gli uomini è una condizione che si può realizzare, ma è soltanto precaria).

Potrei continuare, ma preferisco fermarmi qui prima che la noia assalga i lettori (se non l’ha già fatto). Allora, pare che certi filosofi giustifichino la guerra, la sentano come inevitabile, le diano un pizzico di razionalità. Tutti noi, però, sappiamo che i grandi pensatori sono stati (e sono) ben lontani dai luoghi di combattimento.
Ecco che arriva la citazione di Orwell di cui parlavo prima che si riferisce chiaramente al mondo dei media e dell’informazione, ma che si può applicare anche al pensiero pro-guerra: “Una delle più orribili caratteristiche della guerra è che la propaganda bellica, tutte le vociferazioni, le menzogne, l’odio provengono inevitabilmente da coloro che non combattono”.

Le considerazioni dei pensatori che ho citato sono solo riflessioni filosofeggianti e nulla più; niente a che vedere con chi sostiene e finanzia certe guerre.
Fuor di metafora, quindi, credo che se chi oggi magnifica la guerra e la giustifica, chi parla di “guerra giusta”, chi si esalta nel sentire i tuoni dei cannoni, chi la propaganda e la elogia, chi dai conflitti bellici in qualche modo ci guadagna, si fosse sporcato le mani almeno una volta nei campi di battaglia oppure avesse patito le sofferenze che una guerra infligge a tutti i popoli che vi sono coinvolti, forse smetterebbe di esserne a favore per iniziare a perseguire obiettivi pacifisti!!!

How many deaths will it take till he knows
That too many people have died?
(B. Dylan)

Posted on sabato, gennaio 17, 2009 at 12:14AM by Registered Commenterfr in | Comments12 Comments

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Reader Comments (12)

è non parliamo di Machiavelli?

gennaio 18, 2009 | Unregistered CommenterLune

chioso la tua citazione pacifista di Bob Dylan con una poesia di C. Rebora, per chi nella melma e nel sangue c'era davvero:

C’è un corpo in poltiglia
Con crespe di faccia, affiorante
Sul lezzo dell’aria sbranata.
Frode la terra.
Forsennato non piango:
affar di chi può, e del fango.
Però se ritorni
tu uomo, di guerra
a chi ignora non dire;
non dire la cosa, ove l’uomo
e la vita s’intendono ancora.

gennaio 18, 2009 | Unregistered Commenterfabrizio

@ Lune: CVabbè, sì...
Non ho citato tutti i pensatori che hanno affrontato il problema; sarebbe stato un post troppo lungo. E poi... i filosofi che ho citato mi servivano solo come pretesto per parlare di quelli che esaltano la guerra o semplicemente l'approvano perché sono quelli che non combattono e che non ne subiscono le conseguenze...

@ fabrizo: questa poesia è molto toccante e forte. Nella sua crudezza rende bene l'idea di devastazione della guerra...

gennaio 18, 2009 | Unregistered CommenterSalvatore Pettineo

Molto interessante, ho imparato cose che non conoscevo.
Bella anche l'idea della citazione alla fine, molto centrata.
Orwell, purtroppo, ha ragione.
Ciao.

gennaio 20, 2009 | Unregistered CommenterAmfortas

Amfortas, grazie dei complimenti...

Appena ho saputo che il tema era la guerra, mi è venuta in mente questa frase di Orwell...
Quanto ha ragione!!! ;-)

gennaio 21, 2009 | Unregistered CommenterSalvatore Pettineo

La seconda proposizione non ha senso, mi pare

gennaio 25, 2009 | Unregistered Commenterpaloma79

Forse stiamo migliorando,negli anni 80-90 eravamo costantemente sui 50.

gennaio 25, 2009 | Unregistered Commentersapo

@ paloma79: la seconda proposizione di cosa!? ;-)

@ sapo: E sì... 50 conflitti sono tanti; ma anche i 29 attuali sono tanti soprattutto se si pensa che l'ideale sarebbe zero!!! ;-)

gennaio 25, 2009 | Unregistered CommenterSalvatore Pettineo

Un aspetto che molto raramente viene preso in considerazione è quello dell' "onda lunga" delle guerre.
Le ripercussioni nelle generazioni successive.
La seconda guerra mondiale oltre all'olocausto ha comportato l'acquisizione di capitali ebraici ingenti da parte di gruppi di nazisti che dopo il conflitto ha usato quei capitali per finanziare le loro "nostalgie" mai sopite. Un esempio sono i gruppi di neonazisti e naziskin che brulicano un pò ovunque e che nelle intenzioni degli "sponsor" servono a mantenere il divario economico tra ceti sociali mediante la lotta - anche violenta - alle sinistre e a coloro i cui interesse essa difende. Capitali usati per creare un' "egemonia" sotterranea finalizzata ad uccidere la mobilità sociale e impedire a chi ha visto sottrarsi quei capitali di poterli un giorno recuperare. Si pensi al dopoguerra e all'arruolamento nelle fila dei servizi americani di ex gerarchi nazisti con la motivazione di combattere le nazioni del patto di Varsavia che rappresentavano con l'ideologia comunista l'antagonista naturale a quella egemonia. I figli di coloro che detengono quei capitali ereditano oltre ai capitali stessi quell' "egemonia" che si traduce nel porre in essere quei "comportamenti" - politici, economici, culturali - per conservare senza conseguenze il maltolto fino ai nostri giorni. Basterebbe guardarsi intorno e accorgersi della presenza ovunque di quel modello egemonico. Basterebbe partire dalle famiglie e vedere tutti quei fratelli o sorelle diseredati a vantaggio di loro fratelli consanguinei perchè quel modello si è diffuso e ha generato emuli propagandosi finoa noi dal dopoguerra di padre in figlio.
A titolo introduttivo a questo argomento è consigliabile vedere un telefilm della serie: "Kojak" dal titolo: "Assassino a piede libero".

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webmaster di www.kilombo.org.

gennaio 25, 2009 | Unregistered CommenterCypherinfo

Il titolo americano del film Tv è: "The Belarus file" del 1985 con la partecipazione di Max Von Sidow.

Cypherinfo
webmaster di www.kilombo.org.

gennaio 25, 2009 | Unregistered CommenterCypherinfo

cyber, forse allora ogni guerra ha anche un valore monitario?

gennaio 28, 2009 | Unregistered CommenterLune

Non so se come motivazione prima ma sicuramente quella componente c'è. Mi piacerebbe approfondire questo aspetto; credo che qualche studente universitario di storia contemporanea sarebbe la persona giusta cui rivolgersi.

Cypherinfo
webmaster di www.kilombo.org.

gennaio 28, 2009 | Unregistered CommenterCypherinfo

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