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La Mennulara

di Maria Carla Ferreri

Mennù, al secolo Maria Rosalia Inzerillo, detta la mennulara, è morta, e in paese non si parla d’altro. Per le strette vie di Roccacolomba si rincorrono chiacchiere, voci, molte lacrime, troppi pettegolezzi. Perché Mennù era amata, odiata, ammirata o invisa, ma nessuno era rimasto indifferente alla sua personalità. Qualcuno sussurra che fosse “fimmina di panza” e donna di mafia; qualcun’altro, che non amasse gli uomini, ma le donne, con cui sembra intrattenesse illecite relazioni troppo scabrose per essere anche solo immaginate. Nella Sicilia che sta risollevandosi dalla terribile depressione postbellica e assaporando i primi palpiti di libertà che travolsero il mondo occidentale negli anni ‘60, le menti aperte si scontrano con la chiusura di una casta di ricchi decadenti a cui fa eco il popolino gretto che vede solo quel che fa più comodo vedere. E così Mennù diventa di volta in volta santa e puttana, ladra e onesta amministratrice, scorbutica dal cuore tenero e violenta e rancorosa. La verità si fa strada lentamente tra le pagine del romanzo con stile vivace e accattivante: i frammenti del mosaico di questa storia intricata nella sua semplicità si ricompongono con studiata arte fino a comporre un quadro a tinte forti e ricco di caravaggeschi chiaroscuri, dalla cui tela sembrano emanare il calore del sole e il profumo dei fiori di zagara che la bella e difficile Sicilia regala con generosità. “La mennulara” è un romanzo popolare, ma la vicenda narrata non manca di colpi di scena, coinvolge e cattura come un romanzo giallo, appassiona come una storia d’amore (e dal filo rosso dell’amore ogni singolo evento è di fatto legato all’altro), commuove come un feuilleton ottocentesco. Il linguaggio è realistico ma mai volgare, arricchito da coloriti termini dialettali, denso di sfumature pastose e mai prive di significati a volte molteplici. Ogni episodio mostra di avere più chiavi di interpretazione e di volta in volta il lettore si trova, involontariamente, a parteggiare per l’uno o per l’altro personaggio, e ad odiare e ad amare insieme ad esso la mennulara, la raccoglitrice di mandorle che nasconde nel suo animo più di un segreto, con un carattere dolceamaro come i frutti che raccoglieva da bambina.
“La mennulara”, di Simonetta Agnello Hornby, è un romanzo che ho scoperto da poco, grazie al regalo di un amico. La lettura, inizialmente un po’ faticosa per via di una mia riserva nei confronti di storie a forte connotazione etnica, mi ha catturata velocemente fino a condurmi, senza fiato, al termine di una vicenda appassionante e mai scontata, dove i confini tra bene e male a volte appaiono così labili da sembrare inesistenti e dove la verità non è mai quella che sembra, ma sempre quella che non si potrebbe mai pensare. La figura della protagonista, tratteggiata dalle “voci degli altri” è ricca di fascino e credo sia inevitabile, per il lettore, finire per chiedersi quale fortuna potrebbe condurlo ad essere (se donna) o a conoscere (se uomo) una donna così. Così affascinante, così violenta, così forte. Così pericolosamente vera.

Posted on venerdì, febbraio 13, 2009 at 11:43PM by Registered Commenterfr in | Comments2 Comments

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Reader Comments (2)

Grazie della segnalazione, anch'io come te sono un po' recalcitrante verso questo tipo di letteratura e comunque c'è sempre il discorso delle priorità, che qualche volta lascia buchi neri notevoli nella nostra cultura.
Insomma, cercheò di rimediare :-)
Ciao.

febbraio 14, 2009 | Unregistered CommenterAmfortas

hai scritto una recensione molto bella di questo libro, che sembra essere interessantissimo.
ma sono onesta: l'ultima tua recensione mi ha fatto correre subito in negozio e comperare due libri dello scrittore. poi ho iniziato a leggere uno e non l'ho finito... e il secondo non ho iniziato.

ci penso un pò, e rileggo tra qualche giorno la tua recensione... questa volta ci vado cauta :)

febbraio 14, 2009 | Unregistered CommenterLune

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